L’ECONOMIA DELLA CITTÀ SOSTENIBILE

Abbiamo incontrato due architetti, che in questi anni hanno elaborato e presentato idee e progetti per Como.

Tema: spunti per una mobilità e una città sostenibile.

C’era – c’è – nel loro sguardo la vivacità di vedere avanti. Uno sguardo largo e di insieme. Non focalizzato sul centro città. Vedono entrambi una città policentrica dove le realtà della cintura trovano, creano, costruiscono una identità di comunità.

Riconoscono che a questa città, ma non solo, manca una visione “progressista” che superi il limite delle vetrine e del museo.

Como è una città palcoscenico. Lo è con il turismo, con la città dei balocchi, con lo shopping in città murata… la sfida è cogliere da questo valore, anche economico, lo spunto per creare quelle connessioni e quei punti di incontro, di persone e di interessi, che distribuiscono valore e lo sviluppano ed aumentano. E le vie collegano quei punti.

La sfida progressista non si riferisce però all’incremento quantitativo di valore ma alla qualità di quello che si costruisce e si genera, perché la sfida dei prossimi anni si gioca appunto sulla sostenibilità.

Nel rapporto tra uomo e ambiente.

Tradotto: attenzione ai cambiamenti climatici, alla produzione di gas serra, all’inquinamento dell’aria.

Come: Idee che diventano azioni puntuali coordinate capaci di realizzare una visione di città policentrica dove vie, piazze e mobilità dolce creano connessioni tra le persone e ricostruiscono comunità.

Quali sono gli elementi acceleratori che favoriscono questa nuova visione di città, rendendola reale e concreta?

La tecnologia che abilita soluzioni intelligenti e facilita la mobilità delle informazioni, riducendo spazi e tempi. Pensiamo agli sportelli immateriali di banche, assicurazioni, poste, uffici pubblici (cose ormai ampiamente quotidiane e diffuse) e che oggi si estendono al lavoro e alla scuola e ad altre dimensioni della vita.

In tre anni siamo passati dai co-working dei liberi professionisti agli spazi condivisi di smart working…

E a questa realtà “aumentata” si sposa una nuova teoria economica che si chiama economia civile e che valorizza la cosiddetta sussidiarietà circolare, dove gli attori pubblici dialogano con il privato e il privato sociale per tradurre una visione di città in progetti partecipati per la città.

Su questo gli esempi sono pochi nella nostra città ma le suggestioni che arrivano da fuori sono molte.

Questa è una testimonianza emblematica di un TedXComo di un paio di anni fa:

L’economia non è allora l’arido spazio delle cifre e del denaro, è la dimensione dell’incontro di idee, proposte e azioni che scambiano e generano valore.

Alla base e all’origine delle iniziative economiche c’è sempre un’idea, e spesso questa è in grado di generare valore sociale. È un errore pensare che il valore sia solo il profitto, anche se il profitto è un incentivo formidabile. Si parla sempre più di responsabilità sociale d’impresa ma questa è un derivato ulteriore. Basterebbe pensare al lavoro: al dare lavoro come atto che crea comunità.

Nell’economia civile il pubblico concorre a sviluppare valore sociale con gli altri due attori, non solo per un limite proprio e per il semplice bisogno di realizzare o finanziare.

Nell’economia civile tutti gli attori possono portare idee, proposte, risorse.

E in questo, il Piano di Ripresa e Resilienza sarà il vero banco di prova. Ci saranno risorse e la capacità di cogliere opportunità e tradurle in opere per la città sostenibile “green e digitale”. Dipenderà solo dalla sinergia degli attori fin dalla condivisione delle idee, prima che dei progetti.

Da qui l’esigenza di una amministrazione aperta, capofila di un territorio di comuni vicini, attenta ai fenomeni di trasformazione di città come Varese, Lugano, Milano e alle nuove esigenze delle persone: sicurezza, salute, mobilità e lavoro.

E per tornare all’economia del futuro, il successo dell’investimento del Next Generation EU non starà nella sua dimensione rilevante ma in due elementi ben più importanti: la capacità di attrarre investimenti privati come co-finanziamento e il ritorno generativo di valore nel tempo, appunto per le prossime generazioni.

In questo scenario in trasformazione, il pubblico ha diversi ruoli ma non ha una posizione prevaricatrice e non è nemmeno, per ideologia preconfezionata, il dispensatore unico ed esclusivo di servizi pubblici. Gli compete di certo un ruolo regolatore (concorrente con altre istituzioni) e di sintesi di quella visione di città “progressista” indispensabile per uscire dalla città passiva e immobile che conosciamo.

Allora tornando alla città sostenibile, possiamo dire che più dei Piani del traffico sono cruciali idee come quella di una stazione intermodale come quella di Camerlata che vede la sinergia tra le Nord e Stato e l’interesse delle Ferrovie Svizzere per la tratta che porta a Lecco (come vedremo nei prossimi contributi).

In quest’ottica la pedonalizzazione della città ci interroga sul trasporto pubblico e sul monopolio dello stesso. Non è vietato pensare a un gestore di trasporto sostenibile e continuo per l’anello di centro e per l’anello di cintura.

Sempre in questo scenario di risorse per servizi pubblici per le famiglie, gli asili, che si potranno costruire e aprire con le risorse del Next Generation EU, avranno standard pubblici e saranno gratuiti ma poco importerà se siano proposti, progettati e gestiti dal comune o da un consorzio di cooperative sociali. Ed anche questa opportunità sarà ben colta se inserita in un disegno equilibrato di città dei servizi, delle relazioni e delle connessioni rispettoso dei bisogni dei cittadini.

Pensiamo quindi ai tempi della città. Alle scuole aperte che diventano anche lo spazio della formazione degli adulti.

Oggi, più che mai, è indispensabile raccogliere idee, stilare progetti, facilitare connessioni, sinergie e reti e mobilitare le migliori competenze per cogliere le opportunità della locomotiva europea che passa veloce e –forse – una volta sola per la Nuova Como.

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