QUALIFICARE L’AZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

di Gianluca Aliverti

 

L’università di Como: giovane, dinamica, a misura di studente

Fondazione Volta dovrà tornare ad essere soggetto promotore e di stimolo e opportunità per le università presenti in città (Università dell’Insubria, Conservatorio, Accademia Galli – IED).

È fondamentale costruire migliori relazioni tra le università comasche per cogliere le richieste del territorio e dare adeguate risposte.

L’Accademia Aldo Galli, ad esempio, potrebbe essere una grande risorsa come interlocutore del Comune di Como nella conservazione dei beni artistici e nello sviluppo di attività culturali.

I corsi che afferiscono al comparto dell’Alta formazione artistica si devono integrare in un dialogo continuo con tutte le realtà private e pubbliche del territorio, il percorso teorico e quello pratico dei progetti didattici triennali di Pittura e linguaggi visivi, fashion textile design e il percorso quinquennale di restauro dell’Accademia danno le competenze agli studenti per poter essere una risorsa e interagire con tutti gli attori istituzionali e culturali del territorio in termini di progettualità .

L’Accademia dovrà diventare interlocutore stabile della futura Amministrazione comunale attraverso accordi quadro con il Comune in merito a interventi di restauro sul patrimonio storico e architettonico, con il Museo della seta, con il Setificio e con l’Università dell’Insubria per progetti didattici e la condivisione della biblioteca.

 

Le società partecipate

Il Comune di Como, attraverso una forte presenza nelle società e negli enti di diritto privato controllati deve tornare ad esercitare un ruolo centrale.

In particolare, gli enti di diritto privato, comunque denominati, in controllo dell’amministrazione, svolgono attività in favore dell’amministrazione o altre attività di servizio pubblico.

L’Amministrazione comunale non dovrà limitarsi a indicare i suoi rappresentanti nei diversi Consigli di Amministrazione ma dovrà prevedere piani e programmi particolareggiati per ciascuno di essi ed esercitare un’attenta attività di controllo in modo da massimizzarne l’efficacia in rapporto a quanto previsto nei rispettivi Statuti.

 

I quartieri

La rigenerazione della città partirà dai quartieri e inciderà in primis su di essi. Verranno messi a fuoco interventi specifici nei singoli quartieri di carattere viabilistico, organizzativo e di pianificazione urbanistica attraverso un metodo di co-progettazione.

Un intervento imprescindibile dovrà riguardare i tre passaggi a livello delle Ferrovie Nord che tagliano in due la città dalla stazione di Como Borghi a quella di Como Lago passando per S. Orsola.

L’Amministrazione si farà carico di questo annoso problema studiando una soluzione definitiva con Ferrovie Nord.

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LE POTENZIALITÀ DEL MERCATO COPERTO DI COMO

di Maurizio Cinti

Riqualificare gli spazi per migliorare la città

L’area grossisti del mercato coperto, ristrutturata ma chiusa desolatamente da anni, rappresenta uno spazio eccezionalmente ricco di potenzialità per Como.

Non bisogna inventarsi nulla, basta guardare ai numerosi esempi similari sparsi in Italia e nel mondo.

Negli Stati Uniti spiccano le esperienze del Ferry Building di San Francisco, la vecchia stazione dei traghetti, o il Quincy Market di Boston, dove la ristrutturazione di vecchi spazi ha portato all’apertura di mercati moderni che attirano quotidianamente frotte di cittadini e turisti. In Italia non mancano esempi altrettanto significativi di come si possano recuperare vecchie strutture espositive rivitalizzandole e offendo occasioni di sviluppo imprenditoriale oltre che spazi aperti alla collettività locale e al flusso turistico.

Roma, Firenze, Ancona, Trieste, Ravenna e via discorrendo, hanno esempi significativi in tal senso.

Pensiamo ad una struttura aperta al pubblico che raccolga spazi espositivi e di vendita e degustazione di prodotti enogastronomici locali e non.

Un’area con spazi comuni per sedersi e degustare le specialità offerte, che può diventare punto di incontro per i comaschi ed i turisti.

Si può pensare ad incentivare la imprenditoria giovanile del settore offrendo spazi commerciali a canone simbolico agevolato per i primi due/tre anni di avviamento.

Uno spazio in cui ritrovarsi oltre che per gustare prodotti del territorio, anche per leggere un libro o acquistare una guida turistica del luogo o biglietti per manifestazioni e spettacoli.

Insomma, ridare vita ad una struttura attualmente dimenticata che diventa volano di attività commerciali e turistiche a tutto vantaggio della zona, invogliando cittadini e turisti a rivitalizzare con la loro presenza una parte di Como altrimenti fuori dai consueti circuiti.

Ancora una volta, prendere esempio dalle esperienze virtuose sparse per il mondo significa trasferire a Como la volontà positiva di lavorare per lo sviluppo ed il futuro della collettività.

Come già abbiamo scritto, il nostro programma prevede una valorizzazione come mercato cittadino e piazza coperta, aperto tutta la settimana, rivolto a tre obiettivi principali:

  • Architettonico: attraverso la valorizzazione (restauro parte dettaglianti e completamento padiglione grossisti) e inserimento nel circuito razionalista. Creazione di una piazza coperta al piano terreno del padiglione grossisti.
  • Enogastronomico: attraverso la trasformazione del padiglione grossisti in uno spazio enogastronomico a “centimetrozero”, con punti di ristoro che servono prodotti provenienti dai banchi del mercato.
  • Culturale: attraverso l’utilizzo della piazza interna per piccoli eventi (concerti, letture, teatro di strada, ecc.)

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LA COMO 2030 SARÀ UNA SMART CITY

Di Andrea Silvestri

Voglio chiarire un punto importante: quando parliamo di realizzare una SmartCity non stiamo parlando di tecnologia. Perciò, anche non sei molto informatico, continua a leggere.

Le città moderne sono complesse: gestiscono i servizi, la viabilità, i flussi del traffico e i parcheggi, i rifiuti, gli edifici comunali e fanno altre attività specifiche come monitorare la qualità dell’aria, occuparsi di commercio e turismo, etc.

Devono poi rispondere ai cittadini, che hanno elevato le loro aspettative nei confronti dell’amministrazione. Oggi chiedono servizi efficienti, città sostenibili, qualità di vita, transizione ecologica, un uso sostenibile delle risorse, una nuova mobilità dolce.

Prendere le giuste decisioni navigando una crescente complessità non è facile, si rischia di venire travolti ed esserne disorientati, incapaci di agire. Il risultato lo abbiamo visto a Como negli ultimi cinque anni.

Per gestire le dinamiche della città e prendere decisioni informate ci vogliono gli strumenti giusti: transizione digitale piattaforma urbana.

Provo a spiegare la “transizione digitale” del Comune con alcuni esempi.

#immagina di non dover più compilare moduli di carta o mandare la fotocopia della tua carta d’identità per ogni pratica – dopo tutto te l’hanno data loro!

#immagina di portare sempre in tasca l’app del Comune e ricevere le notifiche quando ci sono eventi in città che potrebbero interessarti, o pagare dall’app una multa facendo avanti, avanti, conferma.

#immagina di ricevere un sms che ti dice che tuo figlio è regolarmente iscritto al prossimo anno scolastico – e persino alla mensa! – senza che tu abbia dovuto protocollare alcuna richiesta.

Questa #transizionedigitale non solo è possibile, ma è facilmente realizzabile. Ed è molto importante perché è la condizione necessaria per costruire una SmartCity, una città che mette al centro le persone semplificando la fruizione dei servizi e utilizza in modo intelligente le informazioni già disponibili.

Per portarla a termine serve cambiare mentalità, condividere gli obiettivi con il personale interno e i cittadini, le imprese e i soggetti rilevanti del territorio e dare una formazione significativa al personale dell’amministrazione.

Il secondo strumento è la cosiddetta “piattaforma urbana”.

Le città moderne sono piene di oggetti moderni: edifici pubblici, semafori, telecamere, stazioni di monitoraggio ambientale, mezzi di trasporto pubblico e per la raccolta dei rifiuti, etc. tutti raccolgono informazioni sulla città.

Una smartcity raccoglie tutte queste informazioni in tempo reale ed offre servizi “intelligenti”, facciamo qualche esempio anche qui:

#immagina di poter verificare la disponibilità di un parcheggio e di prenotarlo dall’app del Comune

#immagina che i lampioni per strada decidano da soli di spegnersi se fa giorno o di accendersi se passa qualcuno

#immagina che i semafori possano allungarsi o ridursi per facilitare il flusso del traffico in ogni momento

#immagina che gli autobus sappiano riconoscere e segnalare le situazioni di degrado che incontrano per strada

Sono esempi di servizi intelligenti, che rendono più semplice la vita ai cittadini, più vivibile la città, riducono sprechi e costi, consentono di adottare modelli di sviluppo sempre più sostenibili.

Ma non è finita qui..

La #piattaformaurbana basata sulle informazioni sa analizzare i dati della città e riesce a suggerire possibili alternative a chi deve amministrarla, che può così prendere decisioni informate.

La #piattaformaurbana è aperta e consente ad imprese e associazioni di fruire dei dati raccolti per immaginare e realizzare nuovi servizi per cittadini, commercianti o turisti e arricchire così l’esperienza della città.

La SmartCity è un ecosistema di nuovi servizi e prodotti per i cittadini, di soluzioni intelligenti a supporto della capacità decisionale in merito alle politiche pubbliche, e il motore della città sostenibile.

Oggi è possibile realizzarla anche a Como grazie ai fondi del PNRR che destina il 27% delle risorse totali alla crescita digitale del Paese. Italia digitale 2026 è la strategia promossa dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale all’interno del PNRR.

Per ottenerli è necessario stabilire oggi gli obiettivi strategici per la città e le principali iniziative digitali per i prossimi anni e individuare un ufficio per la transizione digitale dotato delle risorse umane e finanziarie necessarie per realizzare questa importante trasformazione.

E’ un’opportunità che non possiamo perdere.

#immagina il futuro a Como.

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LA VISIONE DELLA CITTÀ: LA RIGENERAZIONE URBANA

di Giorgio Selis

Come abbiamo annunciato dalla costituzione di Agenda Como 2030 la scorsa estate, la Como dei prossimi cinquant’anni anni si decide ora. La Como votata allo sviluppo, sociale, economico, turistico e culturale, la Como del vivere bene dipende dalle scelte strategiche che prenderemo nei prossimi anni.

Guardando ad obiettivi di sostenibilità, di consumo di suolo zero, di tutela della salute e dell’ambiente, abbiamo immaginato la trasformazione delle principali aree pubbliche della città in chiave rigenerativa, capace cioè di partire dalla situazione esistente senza sprecarla ma, al contrario, valorizzandola con interventi di visione, rispettosi dell’esistente e, nel contempo coraggiosi, per dare ai comaschi e a chi visiterà Como una città sempre più aperta, accogliente e capace di offrire nuove opportunità alle nuove generazioni.

Alla base di ogni intervento vi saranno percorsi di co-progettazione: la cittadinanza sarà chiamata a contribuire attivamente alle scelte strategiche.

I quartieri

La rigenerazione della città partirà dai quartieri e inciderà in primis su di essi. Verranno messi a fuoco interventi specifici nei singoli quartieri, a partire dal recupero degli immobili in disuso. Spazi e strutture saranno restituiti alla comunità, in un’azione di complessiva ricucitura del tessuto urbano e sociale.

Le Case del quartiere, ma anche interventi di carattere viabilistico, organizzativo e di pianificazione urbanistica, rappresenteranno i cardini di questa nuova città policentrica, in cui l’urbanistica e la rigenerazione urbana saranno strumenti indispensabili nella costruzione della Como che vuole guardare avanti.

La co-progettazione rappresenterà il metodo che guiderà ogni intervento, dal più piccolo al più grande.

Le aree strategiche

Ticosa: un HUB creativo per le nuove generazioni

Il comparto della Ticosa sarà oggetto di un ambizioso progetto di rigenerazione urbana a servizio della comunità, mediante la realizzazione di spazi multifunzionali in grado di generare occasioni di lavoro per i giovani con un forte orientamento alla creatività, alla innovazione e, inoltre, in grado di stimolare dinamiche di sviluppo territoriale e coesione sociale.

Grazie anche a un piano a parcheggio interrato per circa 800 posti, e alla riqualificazione dei nodi viabilistici,

Il nuovo comparto della città sarà un esempio di quartiere modello sostenibile e innovativo.

Stadio Sinigaglia: una struttura moderna e riqualificazione urbana del quartiere

La riqualificazione dello stadio comprenderà, oltre alla struttura sportiva del Sinigaglia anche l’area dei

Giardini di Ponente, la pedonalizzazione di via Puecher e viale Sinigaglia, con sosta garantita per i soli residenti, la connessione e riqualificazione dell’asse giardini- passeggiata di Villa Olmo, nuovi spazi per funzioni sportive di quartiere, valorizzazione della piscina, delle storiche attività nautiche e dell’idroscalo già presenti.

Il progetto potrà essere realizzato in co-progettazione con risorse pubbliche e private, attraverso una possibile concessione di lunga durata, commisurata ai capitali che saranno investiti.

San Martino: il parco urbano e la rifunzionalizzazione delle strutture esistenti a servizio della città

Il San Martino ha per la città un forte valore simbolico. La riqualificazione del patrimonio edilizio e del Parco non può che essere finalizzata a funzioni pubbliche.

In tal senso il progetto, da mettere a punto attraverso un percorso di ascolto e coprogettazione in accordo con le realtà già operanti all’interno, prevede la realizzazione di un centro polifunzionale a valenza socio-assistenziale, culturale, della formazione e dello sport attraverso il coinvolgimento di Enti, Associazioni del Terzo Settore e Associazioni sportive che collaborano nella gestione e nella definizione di programmi e progetti comuni.

Al San Martino sarà preservata la memoria del luogo, attraverso il recupero dell’archivio storico e dei volumi della biblioteca dell’ex Ospedale.

Citta della della Salute – Ex Sant’Anna

Il graduale trasloco di attività sanitarie all’interno dell’ex ospedale Sant’Anna sta dando luogo alla Cittadella della salute. Sarà fondamentale accelerare il più possibile questo passaggio e intervenire sulla porzione del comparto attualmente a destinazione residenziale, attraverso una modifica dell’Accordo di programma in essere finalizzata all’introduzione di nuove funzioni di carattere pubblico (Casa di comunità) e di servizi privati convenzionati con finalità pubbliche di carattere socio sanitario. All’interno di questa iniziativa dovrà trovare spazio la nuova fruibilità del parco alle pendici del Baradello e l’apertura del passaggio ciclo pedonale che porta da San Carpoforo al GB Grassi.

Il Comune si attiverà perché all’interno del compendio venga individuata una parte destinata a dormitorio e centro diurno funzioni anche diurne di ospitalità, formazione e supporto psicologico.

Caserma De Cristoforis

Parallelamente al previsto trasferimento alla Caserma De Cristoforis degli archivi pubblici statali, il Comune si farà parte attiva perché nel nuovo compendio trovino spazio anche enti che si occupano di storia e ricerca storica (Anpi, Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta).

In seguito a questo intervento, sarà ridisegnata la viabilità della zona e dato impulso al servizio pubblico.

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UNA TANGENZIALE PER COMO

C’è un nodo, quello viabilistico, che la città di Como non può più eludere.

Per conformazione e orografia, infatti, l’attraversamento est-ovest, in special modo quello dei veicoli in transito – e che oggi necessariamente gravitano su Camerlata, non essendoci altra opportunità – è la principale causa dell’intasamento delle strade cittadine da e per il centro, considerazione che rende ormai non più procrastinabile un impegno concreto per realizzare il secondo lotto della Tangenziale.

Sono 15 anni o giù di lì, del resto, che se ne parla, se ne scrive, ci si incontra. Mille pareri, un sacco di distinguo, un progetto avviato e lasciato morire nella sua stessa immagine tra favorevoli (tanti, ma quasi silenti) e contrari (pochi, ma rumorosi).

Finora, soltanto il primo lotto

 Il primo tratto da Villa Guardia a Como, 2,4 chilometri in verità davvero poco utili in assenza del secondo lotto, è stato inaugurato nel 2015; Meglio di niente, forse. Se non fosse che è stato chiamato autostrada e addirittura fatto pagare agli automobilisti. Un’autostrada monca, da 2,4 chilometri, ossia 2400 metri: se non fosse vero, ci sarebbe di che sorridere. Invece è realtà. Nella nostra Como, non altrove.

Il secondo tratto, quello a est di Como, è stato affossato. Non sono bastati decine di Comuni a supporto del progetto, migliaia di firme raccolte, incontri al Ministero, in Regione e in tutte le sedi deputate, fiumi di inchiostro e un oggettivo intasamento della strada, l’unica, che da Bergamo-Lecco porta a Como, all’autostrada A9 e a Varese.

In verde, il tratto esistente; tratteggiate, le due ipotesi sul tavolo

Tante parole, fatti zero

Niente, tutto desolatamente fermo, al punto che se ne parla ancora, ma di fatto praticamente nessuno si sta muovendo per far evitare che il naufragio sia compiuto per sempre.

Esempio concreto sono i tanti, troppi politici locali che, di fronte alla palude in cui s’è impantanata la Tangenziale, dimenticano che è proprio il loro ruolo – non quello dei lettori – a poter dare la spinta necessaria ad avviare l’iter; invece di darsi da fare, di spingere il carretto, si lanciano da anni in spiegazioni, analisi e ipotesi, senza spiegare però quale è stato, è e sarà il loro impegno concreto per far sì che il cosiddetto secondo lotto entri nell’agenda giusta, fosse questa del Governo, della Regione o di chicchessia.

Un impegno concreto

L’unica certezza, e lo ribadisco, è che non c’è soluzione all’ingolfamento di Como senza il secondo lotto della Tangenziale, sia essa da Como ad Albese con Cassano (totalmente in galleria, come nel primo progetto da 850milioni di euro), oppure da Como a Orsenigo-Albavilla, tratto per il quale un vero e proprio progetto non c’è, ma esiste una stima dei lavori da cui partire.

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L’ECONOMIA DELLA CITTÀ SOSTENIBILE

Abbiamo incontrato due architetti, che in questi anni hanno elaborato e presentato idee e progetti per Como.

Tema: spunti per una mobilità e una città sostenibile.

C’era – c’è – nel loro sguardo la vivacità di vedere avanti. Uno sguardo largo e di insieme. Non focalizzato sul centro città. Vedono entrambi una città policentrica dove le realtà della cintura trovano, creano, costruiscono una identità di comunità.

Riconoscono che a questa città, ma non solo, manca una visione “progressista” che superi il limite delle vetrine e del museo.

Como è una città palcoscenico. Lo è con il turismo, con la città dei balocchi, con lo shopping in città murata… la sfida è cogliere da questo valore, anche economico, lo spunto per creare quelle connessioni e quei punti di incontro, di persone e di interessi, che distribuiscono valore e lo sviluppano ed aumentano. E le vie collegano quei punti.

La sfida progressista non si riferisce però all’incremento quantitativo di valore ma alla qualità di quello che si costruisce e si genera, perché la sfida dei prossimi anni si gioca appunto sulla sostenibilità.

Nel rapporto tra uomo e ambiente.

Tradotto: attenzione ai cambiamenti climatici, alla produzione di gas serra, all’inquinamento dell’aria.

Come: Idee che diventano azioni puntuali coordinate capaci di realizzare una visione di città policentrica dove vie, piazze e mobilità dolce creano connessioni tra le persone e ricostruiscono comunità.

Quali sono gli elementi acceleratori che favoriscono questa nuova visione di città, rendendola reale e concreta?

La tecnologia che abilita soluzioni intelligenti e facilita la mobilità delle informazioni, riducendo spazi e tempi. Pensiamo agli sportelli immateriali di banche, assicurazioni, poste, uffici pubblici (cose ormai ampiamente quotidiane e diffuse) e che oggi si estendono al lavoro e alla scuola e ad altre dimensioni della vita.

In tre anni siamo passati dai co-working dei liberi professionisti agli spazi condivisi di smart working…

E a questa realtà “aumentata” si sposa una nuova teoria economica che si chiama economia civile e che valorizza la cosiddetta sussidiarietà circolare, dove gli attori pubblici dialogano con il privato e il privato sociale per tradurre una visione di città in progetti partecipati per la città.

Su questo gli esempi sono pochi nella nostra città ma le suggestioni che arrivano da fuori sono molte.

Questa è una testimonianza emblematica di un TedXComo di un paio di anni fa:

L’economia non è allora l’arido spazio delle cifre e del denaro, è la dimensione dell’incontro di idee, proposte e azioni che scambiano e generano valore.

Alla base e all’origine delle iniziative economiche c’è sempre un’idea, e spesso questa è in grado di generare valore sociale. È un errore pensare che il valore sia solo il profitto, anche se il profitto è un incentivo formidabile. Si parla sempre più di responsabilità sociale d’impresa ma questa è un derivato ulteriore. Basterebbe pensare al lavoro: al dare lavoro come atto che crea comunità.

Nell’economia civile il pubblico concorre a sviluppare valore sociale con gli altri due attori, non solo per un limite proprio e per il semplice bisogno di realizzare o finanziare.

Nell’economia civile tutti gli attori possono portare idee, proposte, risorse.

E in questo, il Piano di Ripresa e Resilienza sarà il vero banco di prova. Ci saranno risorse e la capacità di cogliere opportunità e tradurle in opere per la città sostenibile “green e digitale”. Dipenderà solo dalla sinergia degli attori fin dalla condivisione delle idee, prima che dei progetti.

Da qui l’esigenza di una amministrazione aperta, capofila di un territorio di comuni vicini, attenta ai fenomeni di trasformazione di città come Varese, Lugano, Milano e alle nuove esigenze delle persone: sicurezza, salute, mobilità e lavoro.

E per tornare all’economia del futuro, il successo dell’investimento del Next Generation EU non starà nella sua dimensione rilevante ma in due elementi ben più importanti: la capacità di attrarre investimenti privati come co-finanziamento e il ritorno generativo di valore nel tempo, appunto per le prossime generazioni.

In questo scenario in trasformazione, il pubblico ha diversi ruoli ma non ha una posizione prevaricatrice e non è nemmeno, per ideologia preconfezionata, il dispensatore unico ed esclusivo di servizi pubblici. Gli compete di certo un ruolo regolatore (concorrente con altre istituzioni) e di sintesi di quella visione di città “progressista” indispensabile per uscire dalla città passiva e immobile che conosciamo.

Allora tornando alla città sostenibile, possiamo dire che più dei Piani del traffico sono cruciali idee come quella di una stazione intermodale come quella di Camerlata che vede la sinergia tra le Nord e Stato e l’interesse delle Ferrovie Svizzere per la tratta che porta a Lecco (come vedremo nei prossimi contributi).

In quest’ottica la pedonalizzazione della città ci interroga sul trasporto pubblico e sul monopolio dello stesso. Non è vietato pensare a un gestore di trasporto sostenibile e continuo per l’anello di centro e per l’anello di cintura.

Sempre in questo scenario di risorse per servizi pubblici per le famiglie, gli asili, che si potranno costruire e aprire con le risorse del Next Generation EU, avranno standard pubblici e saranno gratuiti ma poco importerà se siano proposti, progettati e gestiti dal comune o da un consorzio di cooperative sociali. Ed anche questa opportunità sarà ben colta se inserita in un disegno equilibrato di città dei servizi, delle relazioni e delle connessioni rispettoso dei bisogni dei cittadini.

Pensiamo quindi ai tempi della città. Alle scuole aperte che diventano anche lo spazio della formazione degli adulti.

Oggi, più che mai, è indispensabile raccogliere idee, stilare progetti, facilitare connessioni, sinergie e reti e mobilitare le migliori competenze per cogliere le opportunità della locomotiva europea che passa veloce e –forse – una volta sola per la Nuova Como.

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IL PIANO DEL TRAFFICO ARRIVA TARDI E MALE

Governo dei flussi, gestione del traffico: un’inerzia disastrosa e costosa.

Le ragioni delle difficoltà viabilistiche di Como sono sicuramente legate alla conformazione della Convalle, ma proprio per questo risulta ancora più scandalosa e colpevole l’inerzia delle tante amministrazioni di centro-destra riguardo al governo dei flussi e alle scelte strategiche mai davvero affrontate. Risale infatti al 2001 l’ultima redazione del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU), la cui tardiva riforma era stata allestita entro il termine del mandato della giunta Lucini (2016), e che tuttavia non fu approvata in tempo.

Visto che il nuovo Piano recepiva molte delle 55 osservazioni giunte in Comune, ed era stato condiviso in ben 27 incontri con Ordini professionali, associazioni e cittadinanza, si sarebbe potuto procedere celermente, al più tardi entro il 2018 con una rapida revisione delle criticità – a cominciare dall’irrealistica pedonalizzazione del lungolago, di fatto già cassata – ed una immediata approvazione.

Fare e rifare per arrivare tardi

La giunta Landriscina, che al di là delle tante chiacchiere è stata prona ad un’ideologica ostilità verso il ridimensionamento dell’uso dei mezzi privati (al punto da ignorare sempre le croniche carenze di ASF nel trasporto pubblico), invece ha preferito condannare il capoluogo a cinque anni di NULLA, ricommissionando da capo le analisi e la ricerca di soluzioni, e annullando di fatto il confronto pubblico, ridottosi ad un recente incontro di presentazione a numero chiuso per emergenza covid. Ma – vale la pena di sottolinearlo – al prezzo di oltre 108.000 € per spese aggiuntive: tanto si sa, paga Pantalone. Purtroppo verrebbe davvero da dire che sono soldi in gran parte sprecati, data la modestia delle soluzioni approntate.

I quattro o più anni perduti si pagano pesantemente anche in termini di qualità della vita, come hanno mostrato nel frattempo la caotica programmazione dei cantieri, i finanziamenti ormai perduti per le piste ciclabili già deliberate, e appunto le scelte al ribasso rispecchiate nel nuovo PGTU in via di approvazione. Per questa incapacità, nel frattempo, il caos viabilistico ha toccato punte massime. Ciliegina sulla torta dell’ignavia, non un solo progetto è stato approntato in tempo utile per attingere ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Next Generation EU) allo scopo di finanziare una migliore mobilità sostenibile.

Il Piano dal corto respiro

Perché il nuovo Piano del Traffico evidenzia scarsa ambizione e progettualità di corto respiro? Perché esprime soluzioni non insensate, ben lontane però dall’essere risolutive. È il classico “pannicello caldo” che guarda al breve termine e non osa incidere nella sostanza dei problemi.

Si veda per Viale Geno la rimozione dei posti auto in Piazza Croggi e Piazzetta De Orchi (il cui solo pensiero faceva gridare alla catastrofe il centrodestra quando era in minoranza), gli interventi minimali in Piazza Matteotti, Piazzale Gerbetto nonché Viale Varese/Cattaneo/Italia Libera; il riassetto delle rotatorie di Lazzago; previsioni poco razionali di senso unico alternato in via Bixio; la revisione delle fasi semaforiche e della segnaletica all’incrocio tra le vie per Lecco, Pannilani e Briantea e a quello tra via Dante e Dottesio.

Del tutto ragionevole appare invece la previsione, in zona centrale, di una forte elevazione della tariffa oraria per la sosta a pagamento, senza agevolazioni, allo scopo di disincentivare la sosta lunga, aumentando la rotazione e la disponibilità di parcheggi, con tariffe pari o superiori rispetto a quelle praticate nei parcheggi in struttura, allo scopo di indirizzarvi gli utenti e ridurre il traffico parassita generato dalla ricerca del posto libero. Cosa ampiamente prevista nel precedente PGTU del 2016, e allora fortemente osteggiata dalla destra del “parcheggio facile sotto il negozio in centro”.

Il giudizio politico

Nel complesso l’impostazione minimalista che ci viene consegnata non ha il coraggio di affrontare alcuna delle questioni nodali della viabilità comasca, limitandosi a piccoli ritocchi la cui efficacia sarà tutta da dimostrare.

La gravità della situazione impone la necessità di una politica finalmente capace di programmare interventi molto più consistenti, coraggiosi e animati da una visione di sistema.

Seguiranno nei prossimi giorni i contributi di AGENDA sulla Visione di Como come città che sceglie la mobilità sostenibile.

Andrea Luppi

Azione

Agenda Como 2030

Allegato: documento PGTU Obiettivi e Scopi

https://www.como2030.it/?p=465
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COMO CITTÀ SOSTENIBILE

trasformare criticità in punti di forza

Obiettivo 11 – invito a partecipare

Agenda Como 2030 affronta il tema della Città sostenibile e nell’arco di due settimane pubblicheremo proposte e interventi.

Il laboratorio di idee è aperto al contributo di organizzazioni e cittadini nello spirito di una sostenibilità intesa come apertura verso il nuovo.

La sostenibilità non è, nella nostra accezione, un arroccamento protezionista e conservativo ma una accelerazione e armonizzazione delle relazioni tra luoghi e persone.

Il dialogo tra tradizione e innovazione riscopre spazi e vie, trasformando le criticità in aree di sviluppo potenziale, capaci di accogliere e promuovere il disegno di città che stiamo via via tratteggiando e che troverà espressione anche negli altri Obiettivi.

Ciclabili Città di Como (fonte: Piano Generale del Traffico Urbano 2021)

In queste due settimane un gruppo di lavoro, costituito dai promotori di Agenda, incontrerà professionisti che elaborano e studiano soluzioni per la nostra città rispetto alla mobilità e alla programmazione del territorio.

Con questo primo articolo desideriamo aprire il laboratorio e renderlo trasparente, pubblicando sul sito nei prossimi giorni articoli e materiali.

La sostenibilità non è uno slogan o una bandiera (diffidiamo di entrambe) ma progettualità e pratica, prima individuale e poi sociale e collettiva.

Non è un minus ma un plus, cioè capace di generare valore e crescita.

Per aderire: info@como2030.it

In copertina: Kintsugi il vaso di cermica che i giapponesi riparano con l’oro. La frattura diventa elemento di bellezza e valore.

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