IL DIRITTO NEGATO DI ISTRUZIONE

La scuola è un’istituzione che ha il compito fondamentale di alimentare le competenze che consentono a bambini, ragazzi e giovani di entrare attivamente nella società degli adulti.

Le leggi parlano di “diritto dovere di istruzione” fino a 16 anni, con l’obiettivo per tutti di raggiungere un titolo di studio. Ciascuno è libero di scegliere. Il primo biennio delle superiori è orientativo e, quando un ragazzo si accorge di aver “sbagliato scuola”, può cambiare.

Ma non è così.

Coordino un progetto per i ragazzi che hanno abbandonato la scuola. Tra i sei che frequentano i percorsi due ragazze sono state bocciate due volte in prima. L’anno scorso, pur volendo cambiare scuola e indirizzo, non hanno potuto e sono rimaste confinate lì, ripetendo anno e bocciatura.

Quest’anno ho preso contatti con sette scuole della provincia e sto ricevendo sempre la stessa risposta: non c’è posto. Di fatto, questo nega la libertà di scelta.

È praticamente impossibile iscrivere gli studenti, che non hanno superato il primo anno, in scuola diversa da quella di provenienza. In alcuni casi anche nella stessa scuola, come nel caso del Liceo Giovio, che è quindi solo la punta dell’inceberg di un problema molto più profondo, esteso e diffuso.

Le scuole giustificano questa impossibilità segnalando che le classi sono già definite da febbraio dagli Uffici Scolastici sulla base delle richieste che pervengono dagli studenti in uscita dalle medie e che ci sono regole di capienza e di sicurezza.

Questa situazione complessiva determina una lesione gravissima della libertà di scelta della scuola, di fatto ingessando gli studenti nel percorso scelto alle medie con l’impossibilità di cambiarlo.

Il primo biennio della secondaria superiore è il momento più critico dell’iter scolastico.

Chi ha sbagliato scelta si trova costretto – da quello che registriamo – a “rimanere” nella scuola sbagliata o a cercare una scuola “di ripiego” che ha un posto.

La scuola è un diritto, la giusta scuola con un accesso libero lo è ancor di più per evitare insuccesso, abbandono e dispersione.

L’impossibilità di accedere liberamente a un percorso di studi può essere superata formando le classi a luglio e non a febbraio.

Le procedure e le piattaforme devono aiutare i cittadini consentendo un regolare e sereno passaggio a tutti quegli studenti che si sono resi conto che la scuola e il percorso intrapreso vanno cambiati.

Rivolgo un appello ai genitori a segnalare queste situazione per poter chiedere un intervento del Ministero per correggere questa incredibile anomalia.

Ho lanciato una petizione:

https://chng.it/HBQysq7r

Luca Monti

Coordinatore Laboratori Esperienziali Orientativi

Progetto Non Uno di Meno

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IL CAPITALE UMANO

di Luca Monti

coordinatore nazionale dei Tavoli di +Europa

Promotore di Agenda Como 2030

La Proposta per la Città di Como

La coalizione, che sostiene la candidatura di Barbara Minghetti per l’amministrazione di Como, è fermamente convinta che il Capitale Umano sia una delle leve strategiche per il futuro della città.

La formazione è un diritto del cittadino. Perché?

La parola “formazione” è composta da “forma” ed “azione” e contempla tutte quelle attività che consentono alla persona di entrare in relazione con la società.

Pensiamo a un puzzle dove il nostro spazio ha una forma che consente di inserirsi bene, di combaciare. E questo puzzle cambia continuamente sulla spinta dell’innovazione, degli eventi storici, degli interessi, abitudini, moda e cultura di chi lo popola. Se questo nostro spazio cambia, abbiamo bisogno di cambiare con lui. La formazione è ciò che ci adatta e prepara a questi cambiamenti. Per questo la formazione ci accompagna lungo tutto l’arco della vita. In Svizzera si organizzano corsi per chi va in pensione…

Abbiamo la fortuna di avere formazione di eccellenza nei diversi gradi di istruzione iniziale e di sviluppare competenze di alto profilo nelle imprese e nei centri di innovazione come ComoNext. Questo potenziale può essere valorizzato per trasformare Como in un luogo elettivo della formazione per alcune aree e settori dove il nostro nome è riconosciuto: tessile, arredamento, turismo. A questo aggiungiamo spazi pubblici disponibili e le grandi potenzialità del digitale per una “formazione aumentata” in parte fisica e in parte digitale.

Potreste chiamarlo “sogno”, noi la chiamiamo “visione della città”.

Se poi si vuole anche analizzare il concreto e il quotidiano, il Tavolo Capitale Umano, coordinato da Luca Monti (coordinatore nazionale dei Tavoli Tematici di +Europa) con Marco Seregni (coordinatore provinciale di Volt e candidato), Monica dell’Antonia, Marco Corengia, Stefano Fanetti, Daniele Valsecchi, Eleonora Galli e Salvatore Amura, ha elaborato 7 Obbiettivi per Como per lo sviluppo del Capitale Umano:

che sono poi presentati in un documento, che spiega tutti gli elementi principali per raggiungerli. Dall’analisi dei dati e dei fabbisogni, passando per le azioni da intraprendere, le risorse da intercettare e le sinergie necessarie.

La proposta è stata presentata dalla coalizione sabato 7 maggio e alleghiamo il documento completo.

Per ulteriori approfondimenti, puoi anche leggere gli articoli precedenti:

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L’ECONOMIA DELLA CITTÀ SOSTENIBILE

Abbiamo incontrato due architetti, che in questi anni hanno elaborato e presentato idee e progetti per Como.

Tema: spunti per una mobilità e una città sostenibile.

C’era – c’è – nel loro sguardo la vivacità di vedere avanti. Uno sguardo largo e di insieme. Non focalizzato sul centro città. Vedono entrambi una città policentrica dove le realtà della cintura trovano, creano, costruiscono una identità di comunità.

Riconoscono che a questa città, ma non solo, manca una visione “progressista” che superi il limite delle vetrine e del museo.

Como è una città palcoscenico. Lo è con il turismo, con la città dei balocchi, con lo shopping in città murata… la sfida è cogliere da questo valore, anche economico, lo spunto per creare quelle connessioni e quei punti di incontro, di persone e di interessi, che distribuiscono valore e lo sviluppano ed aumentano. E le vie collegano quei punti.

La sfida progressista non si riferisce però all’incremento quantitativo di valore ma alla qualità di quello che si costruisce e si genera, perché la sfida dei prossimi anni si gioca appunto sulla sostenibilità.

Nel rapporto tra uomo e ambiente.

Tradotto: attenzione ai cambiamenti climatici, alla produzione di gas serra, all’inquinamento dell’aria.

Come: Idee che diventano azioni puntuali coordinate capaci di realizzare una visione di città policentrica dove vie, piazze e mobilità dolce creano connessioni tra le persone e ricostruiscono comunità.

Quali sono gli elementi acceleratori che favoriscono questa nuova visione di città, rendendola reale e concreta?

La tecnologia che abilita soluzioni intelligenti e facilita la mobilità delle informazioni, riducendo spazi e tempi. Pensiamo agli sportelli immateriali di banche, assicurazioni, poste, uffici pubblici (cose ormai ampiamente quotidiane e diffuse) e che oggi si estendono al lavoro e alla scuola e ad altre dimensioni della vita.

In tre anni siamo passati dai co-working dei liberi professionisti agli spazi condivisi di smart working…

E a questa realtà “aumentata” si sposa una nuova teoria economica che si chiama economia civile e che valorizza la cosiddetta sussidiarietà circolare, dove gli attori pubblici dialogano con il privato e il privato sociale per tradurre una visione di città in progetti partecipati per la città.

Su questo gli esempi sono pochi nella nostra città ma le suggestioni che arrivano da fuori sono molte.

Questa è una testimonianza emblematica di un TedXComo di un paio di anni fa:

L’economia non è allora l’arido spazio delle cifre e del denaro, è la dimensione dell’incontro di idee, proposte e azioni che scambiano e generano valore.

Alla base e all’origine delle iniziative economiche c’è sempre un’idea, e spesso questa è in grado di generare valore sociale. È un errore pensare che il valore sia solo il profitto, anche se il profitto è un incentivo formidabile. Si parla sempre più di responsabilità sociale d’impresa ma questa è un derivato ulteriore. Basterebbe pensare al lavoro: al dare lavoro come atto che crea comunità.

Nell’economia civile il pubblico concorre a sviluppare valore sociale con gli altri due attori, non solo per un limite proprio e per il semplice bisogno di realizzare o finanziare.

Nell’economia civile tutti gli attori possono portare idee, proposte, risorse.

E in questo, il Piano di Ripresa e Resilienza sarà il vero banco di prova. Ci saranno risorse e la capacità di cogliere opportunità e tradurle in opere per la città sostenibile “green e digitale”. Dipenderà solo dalla sinergia degli attori fin dalla condivisione delle idee, prima che dei progetti.

Da qui l’esigenza di una amministrazione aperta, capofila di un territorio di comuni vicini, attenta ai fenomeni di trasformazione di città come Varese, Lugano, Milano e alle nuove esigenze delle persone: sicurezza, salute, mobilità e lavoro.

E per tornare all’economia del futuro, il successo dell’investimento del Next Generation EU non starà nella sua dimensione rilevante ma in due elementi ben più importanti: la capacità di attrarre investimenti privati come co-finanziamento e il ritorno generativo di valore nel tempo, appunto per le prossime generazioni.

In questo scenario in trasformazione, il pubblico ha diversi ruoli ma non ha una posizione prevaricatrice e non è nemmeno, per ideologia preconfezionata, il dispensatore unico ed esclusivo di servizi pubblici. Gli compete di certo un ruolo regolatore (concorrente con altre istituzioni) e di sintesi di quella visione di città “progressista” indispensabile per uscire dalla città passiva e immobile che conosciamo.

Allora tornando alla città sostenibile, possiamo dire che più dei Piani del traffico sono cruciali idee come quella di una stazione intermodale come quella di Camerlata che vede la sinergia tra le Nord e Stato e l’interesse delle Ferrovie Svizzere per la tratta che porta a Lecco (come vedremo nei prossimi contributi).

In quest’ottica la pedonalizzazione della città ci interroga sul trasporto pubblico e sul monopolio dello stesso. Non è vietato pensare a un gestore di trasporto sostenibile e continuo per l’anello di centro e per l’anello di cintura.

Sempre in questo scenario di risorse per servizi pubblici per le famiglie, gli asili, che si potranno costruire e aprire con le risorse del Next Generation EU, avranno standard pubblici e saranno gratuiti ma poco importerà se siano proposti, progettati e gestiti dal comune o da un consorzio di cooperative sociali. Ed anche questa opportunità sarà ben colta se inserita in un disegno equilibrato di città dei servizi, delle relazioni e delle connessioni rispettoso dei bisogni dei cittadini.

Pensiamo quindi ai tempi della città. Alle scuole aperte che diventano anche lo spazio della formazione degli adulti.

Oggi, più che mai, è indispensabile raccogliere idee, stilare progetti, facilitare connessioni, sinergie e reti e mobilitare le migliori competenze per cogliere le opportunità della locomotiva europea che passa veloce e –forse – una volta sola per la Nuova Como.

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