UNA TANGENZIALE PER COMO

C’è un nodo, quello viabilistico, che la città di Como non può più eludere.

Per conformazione e orografia, infatti, l’attraversamento est-ovest, in special modo quello dei veicoli in transito – e che oggi necessariamente gravitano su Camerlata, non essendoci altra opportunità – è la principale causa dell’intasamento delle strade cittadine da e per il centro, considerazione che rende ormai non più procrastinabile un impegno concreto per realizzare il secondo lotto della Tangenziale.

Sono 15 anni o giù di lì, del resto, che se ne parla, se ne scrive, ci si incontra. Mille pareri, un sacco di distinguo, un progetto avviato e lasciato morire nella sua stessa immagine tra favorevoli (tanti, ma quasi silenti) e contrari (pochi, ma rumorosi).

Finora, soltanto il primo lotto

 Il primo tratto da Villa Guardia a Como, 2,4 chilometri in verità davvero poco utili in assenza del secondo lotto, è stato inaugurato nel 2015; Meglio di niente, forse. Se non fosse che è stato chiamato autostrada e addirittura fatto pagare agli automobilisti. Un’autostrada monca, da 2,4 chilometri, ossia 2400 metri: se non fosse vero, ci sarebbe di che sorridere. Invece è realtà. Nella nostra Como, non altrove.

Il secondo tratto, quello a est di Como, è stato affossato. Non sono bastati decine di Comuni a supporto del progetto, migliaia di firme raccolte, incontri al Ministero, in Regione e in tutte le sedi deputate, fiumi di inchiostro e un oggettivo intasamento della strada, l’unica, che da Bergamo-Lecco porta a Como, all’autostrada A9 e a Varese.

In verde, il tratto esistente; tratteggiate, le due ipotesi sul tavolo

Tante parole, fatti zero

Niente, tutto desolatamente fermo, al punto che se ne parla ancora, ma di fatto praticamente nessuno si sta muovendo per far evitare che il naufragio sia compiuto per sempre.

Esempio concreto sono i tanti, troppi politici locali che, di fronte alla palude in cui s’è impantanata la Tangenziale, dimenticano che è proprio il loro ruolo – non quello dei lettori – a poter dare la spinta necessaria ad avviare l’iter; invece di darsi da fare, di spingere il carretto, si lanciano da anni in spiegazioni, analisi e ipotesi, senza spiegare però quale è stato, è e sarà il loro impegno concreto per far sì che il cosiddetto secondo lotto entri nell’agenda giusta, fosse questa del Governo, della Regione o di chicchessia.

Un impegno concreto

L’unica certezza, e lo ribadisco, è che non c’è soluzione all’ingolfamento di Como senza il secondo lotto della Tangenziale, sia essa da Como ad Albese con Cassano (totalmente in galleria, come nel primo progetto da 850milioni di euro), oppure da Como a Orsenigo-Albavilla, tratto per il quale un vero e proprio progetto non c’è, ma esiste una stima dei lavori da cui partire.

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